Chiavi di Casa

“Non ho bisogno di un uomo che viva per me. Ho bisogno di un uomo che viva con me”. Questa frase di Bussoni, letta in un suo libro qualche settimana fa aveva aperto in Alice una ferita che difficilmente si sarebbe potuta rimarginare. Al contrario, giorno dopo giorno, si era fatta strada in lei l’idea che di aver commesso un errore quasi irrimediabile. Un paio di mesi prima, infatti, dopo un lungo periodo pressoché insonne, aveva deciso di lasciare Mattia. Come gli aveva scritto nella lettera, non c’è nulla di peggio che trovare la persona giusta nel momento sbagliato. Anzi sì: che il momento sbagliato non sia il nostro, ma quello della persona con cui si vorrebbe passare tutta la vita. Eppure Alice sbagliava. Non era un addio, era un grido d’aiuto. Quello di una persona che non ha più la forza di cercare un finale che sia migliore della deludente realtà.

Eppure proprio sbattere di fronte a quella realtà, deludente e asciutta, aveva fatto capire ad Alice che non era Mattia a non amarla. Ma che era lei a non essere stata capace di lasciarsi amare. In un secondo le era crollato il mondo addosso. Ogni certezza di essere la persona forte della coppia, svanita. Il cuore di Alice era andato in panne perché troppa delusione si era mischiata alla benzina e il motore si era inceppato con un sussulto.

Se Mattia non l’avesse amata, non l’avrebbe abbracciata, e baciata. Non così. Non dopo che lei gli aveva spezzato il cuore senza avvisare e non si era più fatta sentire. Alice allora aveva deciso di lasciarsi guidare come farebbe un cieco. Perché a tutti gli effetti non vedeva. Con il suo nuovo ruolo di cane guida, il suo cuore, la strinse forte a Mattia. “Ma…non ci rifacciamo male?”. Un lungo silenzio. “No.” Rispose Alice ad entrambi togliendogli la maglietta e zittendo l’obiezione che gli stava uscendo dalle labbra, sciogliendola in un lungo bacio.

Con tutto quello che era successo fra loro, il frigo “urlava pietà” e urgeva una spesa d’emergenza. Alice stava raccontando a Mattia tutto quello che si era perso da quando non si erano sentiti. Ma davanti al portone si fermò a guardarlo. Mattia si aprì in un sorriso: “Non ho ancora le chiavi di casa amore” . Un istante infinito, di quelli che annullano ogni distanza. “Ah giusto….”. Alice, con le mani tremanti girò la chiave nella serratura. Dopo quasi due anni, era ora che Mattia avesse le chiavi di casa. Ma Casa era il suo cuore. E lei aveva paura, non ne aveva mai avuta così tanta.

Mattia si stava facendo la doccia. Prima che la chiamasse perché aveva dimenticato come al solito l’asciugamano, Alice fece un piccolo pacchetto con il mazzo di chiavi per le emergenze. Lo avvolse con la carta di Feltrinelli del libro che stava leggendo. Mattia aveva disegnato quella carta molti anni prima ed era fiero che fosse ancora in uso. La lasciò sul letto, insieme ai vestiti che gli aveva preparato. “Sei mattocca“. Una risata. “Cosa sono?!”. “Mattocca. A Milano si dice così. Per le chiavi. Cioè, quando ho visto il pacchettino l’ho capito subito. C’ero sul portone quando ci siamo letti. Però non sapevo come l’avresti fatto. Se ne avremmo parlato. Vieni qui Mattocca”. Un abbraccio dagli gli occhi lucidi. Alice, essendo cieca, finalmente vedeva benissimo Mattia.

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